Ciò che inferno non è…

Mi sono innamorato della scrittura di Alessandro D’Avenia leggendo la sua opera prima ‘Ciò che inferno non è’ in una calda estate al mare a San Vito Lo Capo. Mischiavo al verde e azzurro di quel mare così bello da sembrare dipinto da un pittore impressionista, la storia di Federico e della sua Palermo, di Padre Pino Puglisi e dei ragazzi meno fortunati di quella città, fatta di colori e di vite spezzate, deviate. Ho trovato quell’opera non solo il  degno ritratto, delicato e ruvido allo stesso tempo, di Padre Puglisi e della sua anima e delle sue battaglie, ma anche il racconto dell’adolescenza con le sue ombre e i suoi slanci, le sue paure del domani e la voglia di vivere alla luce del sole. Vi riporto un dei tanti incisi che mi hanno colpito, ma vi consiglio di andare in libreria oppure acquistare l’opera anche qui: LIBRO D’AVENIA

“Rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perché era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando a oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anziché a ciò che era importante.” 

 

 

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