La scrittura mi ha salvato

“Non saprei come descrivere il mio stato d’animo: mi sento spossato, privo di forze e di energie, psicologicamente catapultato verso angoli bui della mia vita”.

Questo l’incipit della mia ‘opera’ prima (senza offesa per chi davvero fa lo scrittore), Danni Irreparabili, pubblicata nel 2003, ma concepita e scritta diversi anni prima. Non un prologo tra i più incoraggianti, ma davvero non sarebbe potuto essere altrimenti. Già, perchè ‘Danni Irreparabili’ nasceva dai patimenti profondi, dalle ferite scavate nella mia anima e non sul mio corpo dalla malattia e poi dalla morte di mio padre. I 18 mesi più bui della mia esistenza. Era l’estate del 1994: tornato da una lunga vacanza tra USA e CANADA non ebbi nemmeno il tempo di poter raccontare quella magnifica esperienza visto che all’aeroporto ritrovai, dopo 45 giorni, mio padre in preda a fortissimi mal di testa. Da lì tutto precipitò, per me e mia madre. Furono mesi terribili tra ospedali, operazioni e false speranze cullate fino all’ottobre del 1995 quando mio padre si piegò alla vita. Ne uscì un Riccardo ruvido, a volte scontroso, dagli scatti di ira imprevedibili. Mi sentivo solo anche nel mezzo di una piazza affollata. Ne sarei uscito gradualmente e la scrittura mi salvò. Da quel momento iniziai ad essere un fiume in piena, pensieri e prosa più che altro, ma senza una direzione precisa. Così alla rinfusa, foglio bianchi e pensieri sparsi ovunque. Molti di questi sono finiti in Danni Irreparabili. Un grido di dolore che col passare delle pagine (poche) diviene meno acuto, intenso e si trasforma in speranza del domani. Ferite che, parzialmente rimarginate, mostrano ancora i segni e qualche volta buttando sangue in forma di lacrime. La scrittura da allora è la mia ancora di salvataggio, il mio porto sicuro, la mia medicina senza effetti collaterali. Oggi a 23 anni di distanza sento ancora addosso lo sguardo di mio padre, come quando osservava le mie mani correre lungo al tastiera del pianoforte, io e lui chiusi nella mia cameretta. La vita sa essere dura, ma nel momento in cui ti toglie qualcosa ti insegna a camminare con più equilibrio.

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