Fogli carichi di pensieri in balia del vento…

Non ci avevo mai pensato a quanto possono pesare pensieri o parole specie se impressi su un foglio di carta. Poi una immagine ha colpito i miei pensieri: due fogli di carta dallo stesso peso e stessa fattura. Uno con un pensiero importante, profondo, ponderato e ragionato. L’altro con una semplice lista di cose da fare ed obiettivi, magari troppo materiali, da raggiungere.

I due fogli, nella immagine che ha colpito la mia fantasia, si ritrovano entrambi in balia del vento, capace di spezzare rami e increspare le acque del mare. Beh il foglio con la lista di cose da fare, per arrivare chissà dove, è stato in aria di più. Leggero, privo di peso specifico si è fatto trasportare in balia dell’aria adeguandosi alla velocità della stessa. L’altro, invece, reso pesante da pensieri meditati e carichi di emozioni ha lottato di più con eolo, fino ad avere la meglio e cadere a terra per poi finire nelle mani di una persona disposta a condividere e ‘ascoltare’ quei pensieri.

Questa immagine mi ha riportato alla mente una lettura breve ma intensa, quella del racconto postumo di Giorgio Faletti, ‘La piuma’ di cui vi aggiungo un brevissimo estratto in cui al posto del foglio in balia del vento la protagonista è, appunto, una piuma:

La piuma arrivò risalendo il vento.
Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che

lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua. Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi. Un fabbro batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada, un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto, le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati. Solo i bambini correvano senza nulla chiedersi, giocando e schiamazzando per le anguste vie del villaggio, fra le case di fango e paglia, inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco. Alcuni cavalli erano impastoiati davanti alla locanda dove cavalieri senza macchia e senza paura sostavano per stordirsi di vino, procurandosi macchie sulle vesti mentre cercavano di dimenticare la loro paura. Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla.

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