‘Danni Irreparabili’, capitolo 1

Eccomi qui a regalarvi il primo capitolo della mia opera prima, Danni Irreparabili. Con questo primo capitolo vi introduco nel mio percorso fatto di tante giornate grigie, ma anche di angoli di arcobaleno. Inizia con questo capitolo un viaggio lungo la vita, le sue vicissitudini, i suoi ostacoli, le sue salite faticose, le sue gioie e i suoi sorrisi. Un cammino fatto d’amore per la vita, per le persone care, per il futuro e per i ricordi vivi nel mondo di ognuno di noi.

Buona lettura

Capitolo 1

IL MALE

Ero seduto lì, appoggiato pesantemente a quella sedia, circondato da una moltitudine di colori e assordato da una musica tambureggiante, ero condannato dal destino, isolato dal resto del mondo, solo con il mio dramma, il mio pensiero, la mia poca forza.

Quel giorno avevo ricevuto una notizia sconvolgente che aveva catapultato la mia vita verso una direzione incerta, verso un futuro privo di una fune alla quale aggrapparmi, privo di una persona-riferimento, privo di un sostegno che io così giovane avevo bisogno di utilizzare, privo di una persona che io amavo e stimavo profondamente, privo di una parte di me stesso. Gli altri erano lì di fronte a me, si divertivano, ballavano e cantavano, scherzavano osservando la vita con quello sguardo sicuro e fiducioso tipico delle persone che hanno tutta una vita davanti, una vita da cavalcare, da stravolgere con le proprie idee e con il proprio entusiasmo.

I loro sorrisi mi rendevano impotente, vulnerabile, insicuro e allo stesso tempo invidioso di loro: la loro gioiosa vitalità si scontrava pesantemente con la mia angoscia, con il mio precipitare in caduta libera verso le tenebre della vita, cozzava con la paura di non essere pronto ad affrontare un periodo difficilissimo.Ero veramente poco convinto di poter donare il mio appoggio, il mio aiuto e ancora più spaventato da quelle che potevano essere le conseguenze di ciò che da lì a poco sarebbe successo.

Nessuno poteva capirmi, niente poteva risollevare le sorti di quello stato d’animo, nessuno poteva aiutarmi a non pensare, a volare via da quella situazione; bisognava che io la affrontassi, sfoderando le armi migliori della mia forza interiore. Insomma dovevo imparare in fretta a lottare, mentre forse fino ad allora qualcun’ altro l’aveva fatto per me.

Quella notizia devastante sembrava una tremenda bugia, ma non era affatto così: mio padre stava male, dentro di lui, persona eccezionale, speciale, abitava un male che lo avrebbe strappato dalla vita. Un male che gli avrebbe tolto la possibilità di esprimere le sue qualità.

Quel male ahimè, lo avrebbe allontanato dalla sua vita, dalla sua famiglia, da me. Forse lottare non sarebbe servito, avevo la sensazione che quel male terribile avesse già vinto in partenza, come se avesse già messo al muro tutta la mia famiglia e uno alla volta avesse fucilato le nostre energie aprendosi la strada della sua lugubre vittoria.

Avremmo lottato tutti a denti stretti, saremmo rimasti aggrappati alla vita di mio padre con tutte le forze fino a quando il destino avverso non l’avrebbe allontanato per sempre da noi.

Incominciò il giorno in cui mia madre mi diede quella notizia la nostra lotta contro un male oscuro e subdolo ma soprattutto cominciò la sfida personale di mio padre contro un nemico vigliacco: per la prima volta nella mia vita l’avrei visto perdere e quella sconfitta gli sarebbe costata molto cara.

Descrivere l’inferno rappresentato da quell’anno e mezzo in cui mio padre riuscì a rimanere in vita sarebbe impossibile,  esprimere emozioni altalenanti provate durante la malattia sarebbe angosciante.

Fu un periodo difficilissimo in cui ogni barlume di speranza appariva agli occhi miei e di mia madre come la luce sferzante di un sole estivo; fu un periodo di corse tra ospedali e cliniche, di continui tentativi atti a sconfiggere in un’impari lotta quella morte più volte annunciata.

Vedere mio padre trasformarsi lentamente ma irreversibilmente da uomo a “larva” è stato come percorrere un calvario tremendo, vederlo sfiorire lentamente tra le nostre mani un incubo. 

Impossibile per me poter cancellare quei ricordi, impossibile dimenticare le mille paure provate: ecco perché si sono creati in me dei danni irreparabili, ecco perché ci sono degli angoli bui del mio animo dove ormai non sorgerà mai più il sole.

Fu un anno e mezzo passato tra grandi dolori e piccole gioie nel vedere suoi illusori e piccoli miglioramenti: sembrava di avere a che fare con un bambino che cresceva, ma purtroppo a momenti di speranza corrispondevano momenti di estremo sconforto.

Quel male purtroppo era incurabile e l’unica cosa che noi potevamo sperare era che lui vivesse il più a lungo possibile  anche se vederlo defraudato della sua abituale condizione fisica mi faceva pensare se fosse giusto desiderare che continuasse a vivere.

Insomma una ferita profonda si stava aprendo nel mio cuore e lentamente avrebbe creato una emorragia irrefrenabile dentro di me. Quegli anni furono davvero oscuri, ma nel buio io scorsi una luce fortissima, una luce che avrebbe ridato vigore alle mie energie, riuscii ad afferrare una mano protesa verso di me, una mano che mi avrebbe salvato dal baratro della solitudine e dell’angoscia.

In quel momento DIO mi stava togliendo una cosa molto importante, ma me ne stava offrendo una altrettanto eccezionale, mi dava un nuovo motivo per guardare la vita con occhi sereni, e con uno sguardo fiducioso.

Quella luce colpì così rapidamente i miei occhi che io non ebbi assolutamente la forza di reagire, era di fronte a me e io non riuscivo a distogliere lo sguardo: quella luce si irradiava da una ragazza eccezionale, da una ragazza di cui mi innamorai all’istante.

La sera in cui la vidi per la prima volta i miei occhi spenti si riaccesero di una nuova vitalità: nell’angoscia qualcosa mi stava scuotendo e fu un turbinio di forti, eccitanti e positive emozioni.

Mi stavo innamorando e volevo a tutti i costi che lei si accorgesse di me. Lo fece e dopo pochi giorni di conoscenza eravamo già insieme: io ero felicissimo e timidissimo.

Il suo ingresso prorompente nella mia vita è stato decisivo per il mio futuro: lei probabilmente mi ha salvato, mi ha tenuto stretto quando tutto mi stava portando alla deriva, mi ha aiutato a respingere i colpi meschini della vita.

Avevo incontrato una donna che mi avrebbe dato tanto e nella quale io avrei riversato tutto l’amore di cui ero capace; sentivo che quella era la mia occasione, sentivo che nell’incertezza profonda e angosciante del mio presente lei era il mio futuro.

Lei sarebbe stata il mio avvenire, la mia famiglia, ma non avevo fatto i conti con il DESTINO…

Per chi si fosse persa l’introduzione questo il link da raggiungere:

https://riccardodionisiscrittore.blog/2019/02/16/danni-irreparabili-correva-lanno-2003-a-16-anni-di-distanza-la-mia-opera-prima-a-puntate/

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